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LA VECCHIA GUARDIA
di Roberto Salvadori

   

 

Giugno 1973. “Roberto Salvadori passa dall’Alessandria al Torino”. In seria A,  un sogno! Nella squadra      di Agroppi, Cereser, Fossati, Rampani, Pulici, capocannoniere della stagione appena conclusa, Ferrini…Già Ferrini. Me lo ricordo bene Ferrini a San Siro, diverse volte, contro la mia Inter, dava di quelle randellate! Suarez, Corso, Mazzola saltavano e giravano alla larga. Bertini e Burgnich no, loro qualche botta gliela restituivano. Ferrini… mi faceva incazzare perchè non aveva la faccia o la struttura del picchiatore. Dal secondo anello, i famosi “popolari” sotto le bandiere, sembrava avere un viso da bravo ragazzo, il corpo, le movenze non erano nervose e aggressive, pareva persino un “gioviale tracagnotto” ma era sempre estremamente deciso e non si fermava mai, difficilmente usciva perdente da un tackle. Mi faceva veramente incazzare, forse perché mi piaceva come interpretava il calcio….. ma lo faceva contro l’Inter!

Eccomi quindi a Torino. La preparazione in Val d’Aosta e scopro Giorgio come  una persona “buona come il pane”, cordiale ma non molto espansivo, sempre disponibile con il sorriso appena accennato; in campo un grande lavoratore e sempre con una grande determinazione agonistica……..non solo alla domenica ma anche in allenamento. Esisteva ancora un sano “nonnismo” da parte della vecchia guardia, non disposta ad accettare che degli sbarbatelli appena arrivati ottenessero facilmente il posto in squadra: le partitelle di allenamento erano sempre giocate con grande agonismo e le entrate dure erano ordinaria amministrazione. Era una vera palestra di vita: se volevi fare parte di quel gruppo dovevi dimostrare altrettanta forza e determinazione per essere degno di conquistarti un posto in squadra, se rispondevi con lamentele o falli di reazioni, difficilmente ti saresti inserito.

 

La stagione 1973/74 per il Toro non comincia bene, anzi. Eliminati dalla Coppa Italia e dalla Coppa Uefa con il Lokomotiv Lipsia, pareggiamo la prima gara di campionato a Cesena. Giagnoni si affida molto alla vecchia guardia utilizzando, dei nuovi arrivati, solo Mascetti. C’è aria di contestazione, i tifosi vorrebbero vedere all’opera anche gli altri nuovi acquisti, più giovani: Graziani, Vernacchia, Mantovani ed il sottoscritto. Alla seconda di campionato mi trovo in ballottaggio proprio con Ferrini per il posto contro la Roma al debutto casalingo. Da una parte la mia stima per Giorgio cresce sempre di più e come una spugna cerco di imitarne il comportamento in campo ma anche di interpretare quegli sguardi penetranti che valgono più di mille parole. Dall’altra parte il posto in squadra me lo voglio conquistare, tanto rispetto per il capitano ma anche tanta impertinenza e voglia di giocare. Giagnoni mi manda in campo e Giorgio in panchina. Torino – Roma 1-0. Debutto positivo e grande gioia.

Al martedì dopo l’allenamento Giorgio si avvicina a Ciccio (Graziani) ed a me e ci dice: “trovatevi alle 19 a Pino nel tal posto”. Punto. Nessuna spiegazione, nessuna alternativa, il capitano ci ha convocato e noi dobbiamo andare, così senza sapere dove, come e perché. E con qualche perplessità; ci aspettavano da Urbani il postino, Giorgio, Geo “Guma” e altri per festeggiare il mio debutto. Niente, si farà un altro giorno. Abbiamo capito poi, Ciccio ed io, che è stata questa la vera consacrazione: Giorgio ci ha fatto questo regalo per dimostrarci la sua stima portandoci alla “loro” consueta cena del martedì, la cena con Manolino, Don Francesco, Mori, Guido, Angelo, Jerry, Natalino……..Una compagnia ristretta di pazzi scatenati ma di amici veri che non facevano fatica, con l’aiuto dalla buona cucina e soprattutto del nebbiolo, a trasformare Giorgio  in chiacchierone, cantante, estroverso.

Dopo trentatre anni conservo ancora nel cuore l’immagine di quella serata così come altri ricordi. Due di questi però sono più marcati nella mia memoria. Uno personale, quando, alla fine delle  partite, vicino al pullman in una zona appartata, ci concedevamo una sigaretta che ci rilassava dopo la tensione delle partite: Muratti per i fighetti, diceva, Esportazioni senza filtro per gli uomini veri. L‘altro, che penso sia rimasto nel cuore di tanta gente, è il giorno del funerale con quella marea di persone al Filadelfia che lo hanno salutato sotto una pioggia battente e un tempo che, com’era giusto che fosse, non poteva essere più triste.