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Associazione Ex Calciatori Granata - Storia

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CUORE TORO
di Don Aldo Rabino

 

 

Classe 1939, come me… Generazioni nate dentro la guerra, cresciute con le scarpe fruste per il tanto scorrazzare dentro strade e cortili per rincorrere una palla, non di rado soltanto qualcosa di simile, messa insieme con un po’ di stracci dentro una vecchia calza di nylon. Scuola, un piatto di minestra e via forte, a giocare con gli amici… Immagino così, a Trieste, la prima infanzia di Giorgio, cuore Toro… Una vita consumata dentro la maglia granata: le giovanili, una parentesi a Varese e l’incontro con Mariuccia. Poi Toro per sempre…

Figlio di quella terra aspra e dura, ma con dentro un cuore italiano, Giorgio ha espresso nel mondo dello sport la presenza di chi fatica, suda, è mai domo ed ogni occasione è opportunità gelosa per essere uomo. Uomo d’un pezzo: poche le parole, le frasi misurate, quasi a celare il pudore di chi non vuole né battere il vento né tantomeno ferire. Contavano i fatti, la concretezza di chi sa che ogni giorno è battaglia per essere più forti del destino e batterlo sul campo, nella vita come nello sport. Questo è metafora di quello: in un mondo che troppo chiacchiera, che vende e svende lo sport, che commercia uomini e coscienze, che monetizza gesti e valori, Giorgio rimane quella granitica muraglia, piantata lì, a metà campo, pronto ad entrare in ogni azione, attacco e difesa.

 

Lottatore di razza, capitano riconosciuto per carisma, coerenza e modestia, insieme a forza interiore e serietà professionale, maestro e guida per le giovani leve. Muscoli forti, generosi, custoditi da una coscienza retta e genuina, limpida ed integra, espressione di una fede cristiana vissuta e dichiarata. Come guida alpina, Giorgio era sempre lì, in prima fila, a tirare, a testare il cammino incerto sulla propria pelle, a far sicurezza perché gli altri non potessero smarrirsi.
Poche sono le parole: bisogna imparare a camminare, sempre. Bisogna dire sì alla fatica, sempre. Bisogna dire sì alla vita, sempre. Arriva poi anche la fine, troppo presto, troppo giovane, inattesa ed ingiusta. Perché? Non c’è risposta che umanamente soddisfi. Giorgio è stato un atto d’amore vivo regalato al Toro; uno come lui non può morire, è più che mai vivo dopo trent’anni… è soltanto invisibile ai nostri occhi. Giorgio Ferrini, cuore Toro, è ancora in mezzo a noi!