Ho conosciuto Giorgio al torneo giovanile di Casale nel 1957; lui, più giovane, fu aggregato alla nostra squadra Primavera. In campo correva, correva e contrastava. Mino Cancian, compagno di squadra, diceva: “con Giorgio davanti la partita diventava una normale routine, faceva tutto lui”. Chiesi una volta a Bida Ussello, storico allenatore delle giovanili del Toro: “qual’è la squadra del settore giovanile più forte che lei ha avuto?”. Risposta: “le squadre si individuano per leve calcistiche di 2 anni e vengono giudicate per il numero di giocatori che riescono ad arrivare in serie A o B. Quella squadra, dopo che ti ho sostituito con Ferrini, è stata la più forte della gestione Lievore: su una rosa di 16-18 elementi 12 sono andati in A e, di questi, 5 in Nazionale (Vieri, Castelletti, Fogli, Ferrini, Governato)”. Questo mi ha fatto molto piacere...! Per la precisione tra quei 12 io non c’ero!. Da quella sostituzione ho perso il posto in squadra ma ho messo le basi all’amicizia con Giorgio, che è durata ininterrottamente fin al giorno in cui è mancato. Forse era dovuta al DNA che ci accomunava; ogni tanto ci piaceva bocciare nei simposi dei discorsi sociali (mangiare e bere discutendo di tutto) che facevamo quasi tutti i lunedì.
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Sicuramente non eravamo da allevamento nè avevamo il freno a mano tirato, andavamo a ruota libera, in tutti i sensi. I primi incontri furono a casa di Prato, nostro capitano, al Borgo Vittoria dove i suoi avevano una macelleria di carne di cavallo. Siccome quelle carne era un toccasana era d’obbligo mangiarne in abbondanza, a differenza di oggi che esistono altri metodi per “bombardarsi”. Anche quando giocava nel Varese, Giorgio non disdegnava puntate a casa Prato. Ricordo una volta in cui si presentò con i compagni di squadra Battista Fabbri, Enrico Albrigi, un imberbe ragazzino in via di svezzamento, e l’allenatore Todeschini. La mamma di Giancarlo Prato si spaventò perché in 6 si fece sparire più di 8 chili di carne! Anche negli anni successivi, quando Giorgio era tornato a Torino, continuavamo la tradizione dei simposi del lunedì, in compagnia anche di Nereo Rocco e don Francesco quasi sempre a Castellinando, patria del Nebbiolino. Posso solo dire che erano serate spassose dove Giorgio, io e tutti gli altri assistevamo alle diatribe dialettiche dei due, il “paron” e il parroco, che diventavano epocali. A causa dei trasferimenti di Rocco e Rosato a Milano, in segreto si organizzavano delle serate “fuori sede” che coinvolgevano anche Nino Benvenuti, altro triestino DOC. Una domenica, in occasione di un anticipato simposio per la partita vinta dal Toro 1-0 sul Milan con gol epocale dalla trequarti di Cereser, ricordo una telefonata di Rocco a casa Ferrini: chiese se Angelo, quel “mona” di Angelo, fosse diventato matto!
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Le nostre frequentazioni spaziavano su tutta la provincia: da Jajer Ermanno, da Giovale, da Esterina, da Linda, da Italo Zilioli, sia a Torino che a Limoneto. Nella nostra compagnia, a secondo dei periodi, si aggiungevano e si allontanavano degli amici: i 2 più resistenti con un DNA similare al nostro, erano Rosato e Cereser: anche loro avevano una bocciata limpida, ariosa e certe volte anche un po’ di zembo (chi non ne conosce il significato chieda a Gipo Farassino!). Memorabili erano le puntate a Trieste da Benvenuti e da Rocco (i triestini sono molto portati per certe cose). Tante sarebbero le cose da dire. Qualcuna tocca la privacy e la signora Mariuccia mi sgriderebbe! Se era vero che Giorgio era molto taciturno era altrettanto vero che durante i nostri simposi parlava spesso e volentieri. Con gli amici lo ricordiamo sempre. Il gruppo storico sta diminuendo ma si sono aggiunti 2 personaggi che a Giorgio avrebbe fatto molto piacere conoscere: Marello e Balmamion, anche loro con lo zembo, in un mondo che si scopre sempre più… da allevamento.
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