Giorgio Ferrini, calciatore, era un combattente di razza: alle sue indubbie doti tecniche univa l’istintiva vocazione alla lotta e lo trovavi sempre coinvolto nei punti più caldi del campo nel corso di una partita.
Dirigere una gara da lui giocata non era compito facile per un giovane arbitro alle sue prime comparse in serie A, mi capitò così di doverlo espellere due o tre volte durante i miei inizi arbitrali nel grande calcio.
Fu in treno, dopo un paio d’anni, durante il viaggio di ritorno da una trasferta al Sud che ebbi l’occasione di conoscere l’Uomo Ferrini. Cenammo insieme allo stesso tavolo del vagone-ristorante.