Gigi Simoni non ci voleva credere. Non riusciva ad accettare, parlandone sere fa, che davvero fossero passati trent'anni. Ce l'ho qui davanti agli occhi, continuava a ripetere, in campo e fuori, in spogliatoio e in ritiro, ad Alpignano dove eravamo di casa a quei tempi. Con quei muscoli scolpiti, quasi in rilievo che lo facevano sembrare ancor più potente, quasi invulnerabile. E invece che fine, povero Giorgio. Fu un passaggio rapido quello del Simoni giocatore al Torino, come lo sarebbe stato poi, tanti anni più tardi, quello da allenatore. Ma stampato in maniera indelebile nella memoria, per l'atmosfera che si respirava allora indossando quella maglia. Con un ricordo particolarmente grato e commosso per quei due che non ci sono più, la farfalla e il capitano, l'artista e il combattente, Meroni e Ferrini.