Dopo sposata andai ad abitare in montagna. Ma ogni tanto arrivava l’annuncio di una nascita, un saluto da parte di amici comuni, una telefonata. Sempre a Limone una sera chiamò spiegandoci che aveva acquistato un terreno a Pino : “ Si possono fare 2 case, dai, pensateci ”. Italo andò a fare un sopraluogo. Esito: troppa salita alla fine dell’allenamento… Come se uno dovesse fare il corridore tutta la vita… una rabbia… così la casa a fianco la fece Roberto Rosato. Quando tornammo a Torino dall’eremitaggio, ci si prese a vedere con continuità. Le cene del lunedì sono un mito. Grandi tavolate, Cereser, Sattolo, Lombardo ospiti fissi, Manolino che faceva da giullare e altri cari amici. Una volta dissi “ Ehi non mangiatemi tutto che io domani riciclo per Damiani…” Damiani era un gran tifoso di Zilioli ed anche una buona forchetta .Molto simpatico anche perché diceva sempre con quella sua erre arrotata “ Ma a Torino non ci sono juventini? Vado dal verduriere, è del Toro, il lattaio è del Toro, tutti i miei amici sono del Toro..”. Spesso lui e sua moglie venivano a cena da noi, al martedì. Giorgio la prima volta fece una brutta faccia chiedendomi se per caso avevo mica l’idea di cominciare ad invitare dei gobbi… Spiegai la faccenda, anzi, aggiunsi che facevamo pure un dispetto a Causio che aveva quasi diffidato Oscar dall’andare a cena in quel covo granata…Al nome di Causio Giorgio sogghignò ed ebbi il via libera “ Va bene, ma solo avanzi al gobbo, almeno nel mangiar bene che arrivino secondi!!” Un mercoledì mattina, Mariuccia era fuori Torino, mi telefonò chiedendomi se il gobbo aveva mangiato tutto : “No, no, é ancora avanzato qualcosa…” dissi con aria fintamente nauseata. “ Allora dopo l’allenamento vengo a finire tutto io..!!” |
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Spesso alla domenica Mariuccia veniva a prendermi e poi si andava alla partita. Acquistai una piccola caffettiera per fare il caffé solo per lei che non vi avrebbe rinunciato per nulla al mondo. Nella fretta di andare alla partita Mariuccia si preparò il caffé, lo bevve e lo trovò proprio disgustoso.. “ Deve essere la caffettiera nuova…Solo verso sera ci accorgemmo che la caffettiera conteneva ancora le…istruzioni.. Giorgio arrivava poco dopo noi e per prima cosa andava a guardare nel frigorifero “ Cosa c’è lì?” “ Tomin eletric..” “ E là?’’ “Acciughe al verde”…Allora si preparava un bel paninone , si guardava intorno e “ “Gabriele prendi le chiavi che andiamo in cantina, tuo papà al solito non ha fatto rifornimento…”. Mio figlio si sentiva molto importante ed orgoglioso per quella mansione di cantiniere. Con i bambini aveva un modo di fare essenziale, senza smancerie, che catturava. Quante volte a Pino trovavamo Giorgio chino sui libri ad aiutare Amos nei compiti, ed Amos attento, a seguirlo. Amos che con chiunque altro avrebbe dato segni inequivocabili di irrequietezza. Non con suo papà.
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Mi arrabbiai molto quando Brera se ne venne fuori con quella storia del doping in Cile. Una cosa di un assurdo incredibile. Se c’era una cosa che faceva stupire Giorgio era l’armadio dei medicinali di Italo. Ogni tanto andava a guardarci dentro, sembrava un bambino, ma cos’è questo, ma cos’è quello... Conosceva l’aspirina, l’antipiretico che prendevano anche i suoi figli e poco più. Si potrà pensare che là dentro ci fosse chissà cosa, in realtà erano medicinali di uso comune, leciti, ma tanti, epatoprotettori e cardiotonici e vitamine , prodotti dietetici, sciroppi per la tosse, compresse di fruttosio, compresse di calcio, sali minerali, soluzioni Schumm , colliri, unguenti, cerotti per la schiena, per le ginocchia , insomma, una minifarmacia… Quando veniva qualcuno che non era mai stato da noi , Giorgio per prima cosa lo portava a vedere l’armadio dei medicinali! Seguivano discussioni . Italo a stupirsi che i giocatori, almeno quelli del Toro, non si curassero e Giorgio a convenire che però loro, i corridori, facevano ben altra fatica.. I ricordi sono innumerevoli, potrei farci un libro. Stranamente, non mi addolora il risvegliarli, anzi mi fortifica, mi inorgoglisce. |
Per me Giorgio non è morto. A volte ci parlo. Qualche giorno prima del secondo attacco preparai gli agnolotti, che adorava, e glieli portai su. Poi, con Italo, si proseguì per Bergamo per l’ultima gara della stagione. Lo vidi ancora una volta. Era sera, sul tardi. Domenico Marini, che a quel tempo prestava la sua preziosa opera nel reparto di rianimazione , suo angelo custode in quei tragici giorni ( fu poi a lungo fisioterapista del Torino), ci comunicò che la fine era vicina e ci permise di vederlo. Qualcuno degli amici che sempre gli furono vicini, preferì di no. Io lo volli vedere. Gli strinsi la mano e mi sembrò che rispondesse alla mia stretta. Poi gli parlai piano, per non svegliarlo. Non me ne sono pentita. Non ebbi affatto la sensazione della morte che sopraggiunge. No, Giorgio non è morto. Anzi, stiamo bravi, che se no si arrabbia…!! |