
L'AMICO DI UNA VITA |
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Giorgio Ferrini: Capitano e Amico di una vita, tutta granata. Non è un mito solo perché non è più con noi; lo è stato esattamente per la sua concezione delle cose, per la schiettezza, l’equilibrio decisionale senza fronzoli e retoriche inutili, semplicità e umiltà sono sempre stati i suoi baluardi; per noi giocatori, suoi compagni di spogliatoio è stato un riferimento dal quale ricevere fiducia e sicurezza, soprattutto nelle situazioni difficili e complicate, sia in campo che fuori. |
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Il tutto visto sia dal campo che dagli uffici direzionali della società di appartenenza, in quanto non sempre gli obiettivi ed i modi per raggiungerli coincidono tra presidenza e staff tecnico. Giorgio poteva garantire anche questo equilibrio, pur se responsabilizzato con i gradi sin da giovanissimo. Ogni allenatore ne ha tratto conforto e aiuto, riconoscendo i valori dell’uomo (vedi Rocco, Fabbri, Cadé, Giagnoni e Radice stesso che l’ha voluto come secondo in panchina), oltre quelli dell’atleta. |
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Mi piace ricordare la fedeltà di Giorgio ai colori granata con un episodio: nel ‘70/’71 Cadé a fine stagione chiamò Ferrini e il sottoscritto dicendo che Milan e Inter rispettivamente ci volevano, se avessimo voluto ci lasciava liberi di andare, sicuramente ci sarebbe stata più gloria, denaro, nazionale, ecc. La sera dopo andammo a cena a casa di Giorgio e al secondo bicchiere di Barbera Giorgio aveva deciso di rimanere ed io con Lui, al di là di ogni interesse materiale. Credo sia stata un’esperienza di altri tempi che non si potrebbe sicuramente ripetere. |
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Questo era Giorgio Ferrini, molto meno musone e timido di quanto non sembrasse e un grande compagnone di giochi con bambini e anziani, virtù ereditata sicuramente da papà Angelo e mamma Cristina, triestini doc sempre allegri, spiritosi, ma allo stesso tempo pronti con grande disponibilità ad aiutare il prossimo in qualsiasi circostanza. |
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