
I NOSTRI SCONTRI |
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Raccolgo volentieri l'invito dell'amico Marco a ricordare Giorgio Ferrini. Per me è stato un concorrente già in nazionale olimpica, svoltasi a Roma nel 1960, ma anche un caro amico. Essendo Giorgio una persona un po’ chiusa e taciturna, non mi permetto di parlare di aneddoti di vita quotidiana. L'unico riferimento di quel periodo mi porta a ricordarlo come un ragazzo con una grande forza di volontà mista alla cocciutaggine e alla tenacia propria dei triestini (come lui era), che esprimeva anche durante gli allenamenti, prendendo seriamente tutti i contrasti come fossero finali mondiali. L'esperienza seguente nelle varie partite fra Torino e Bologna del campionato italiano mi hanno convinto, avendolo spesso avuto come avversario diretto in mezzo al campo, della sua durezza e praticità anche sulle caviglie. |
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Un aneddoto in uno di questi incontri fu che alla fine del primo tempo, mentre si entrava negli spogliatoi, mi si avvicinò e con aria corrucciata mi chiese: - Ma questo Haller gioca sempre così? -, al che io risposi: - No, adesso è fuori forma. - . A questa mia risposta ricordo il suo ghigno come a dire: "Dovrò darmi da fare di più!"; o almeno questo a me è sembrato volesse intendere, conoscendo appunto il suo temperamento, mai domo. Colgo di buon grado l'occasione per dare un caloroso, simbolico abbraccio ad un grande del calcio italiano come Giorgio Ferrini. Con amicizia e riconoscenza sportiva. |
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